Cronaca

Alla ricerca della “dia” perduta, l’infinita storia della farmacia Sagripanti

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Alessandra Tommasino

Aggiornamento 23.30 La protesta in serata è degenerata spostandosi dal municipio all’esterno della casa del sindaco, dove i lavoratori sono arrivati in corteo insieme ad alcuni cittadini. Nonostante la comprensibile esasperazione di chi sta perdendo il lavoro, difficile giustificare una simile azione.

 

Farmacia Sagripanti. I dipendenti continuano il loro presidio all’esterno del municipio, dopo aver rinunciato all’occupazione del primo piano.

“Delusi da una politica che non dà risposte chiare”

La loro rabbia è alle stelle. “Ci hanno illuso e preso in giro”, questo dicono in sintesi riferendosi all’amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Villano.

L’accusa principale che viene mossa al primo cittadino è quella di aver annunciato la proroga della sospensione dell’ordinanza di chiusura dell’attività, nelle more del trasferimento in altri locali.

“Ci era stato garantito che, una volta trovati i locali in cui trasferirci, il Comune ci avrebbe autorizzato a lavorare nell’attesa che si perfezionasse l’iter per riprendere nella nuova sede. Questo – spiegano i lavoratori – avrebbe salvaguardato la nostra posizione, senza arrivare alla vigilia del licenziamento e avrebbe consentito una soluzione adatta alle esigenze di tutti. Se Villano ci avesse detto che non si poteva fare nulla, forse avremmo recuperato tempo prezioso, siamo delusi da una politica che non dà le risposte chiare“.

Villano: “Ogni sforzo a tutela di lavoro e legalità”

Il nodo della questione sta proprio in ciò che era stato promesso e in ciò che invece è avvenuto. ” Mi dispiace che i nostri tentativi di trovare una soluzione al problema siano stati interpretati negativamente, piuttosto che come la volontà di tutelare legalità e lavoro insieme. Abbiamo compiuto ogni sforzo, percorso ogni binario per tutelare i lavoratori, ma più dell’indirizzo politico non ci è consentito andare. Tutelare l’occupazione è una priorità per tutti, ma ci sono degli ostacoli oggettivi che non sono riconducibili alla nostra responsabilità. Noi abbiamo il dovere di rispettare la legalità e segnare la discontinuità con il passato“, dice il sindaco Villano.

Ma cosa dicono le carte?

L’immobile che per anni ha ospitato la farmacia Sagripanti è uno di quelli che ben sintetizzano quanto accaduto sul territorio comunale negli anni della scellerata gestione urbanistica. 

Con un permesso di costruire rilasciato dall’allora geometra Nicola Iovinella, nome ricorrente nelle note vicende della cementificazione ortese, ed una successiva variante del 2006, è stato realizzato l’edificio di via Toscanini.

La Dia sparita esiste oppure no?

Agli atti ci sarebbe dovuta essere una Dia per la chiusura del piano terra. Una Dia con numero di protocollo comunale 14702 del 14 novembre 2006. Il problema è che la Dia, mostrata in copia conforme durante un controllo risalente al periodo in cui a capo dell’ufficio tecnico c’era Ernesto Palermiti, non risulta agli atti, anzi al suo posto ce n’è un’altra relativa ad un immobile di via Garibaldi. Magie ortesi!

Certo ad Orta di Atella, quando si tratta di imbrogli nel settore edilizio, non ci si stupisce di niente, però mai dare nulla per scontato. Potrebbe infatti essere che la Dia in originale esista davvero e che si trovi in un fascicolo sequestrato nel 2010 dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, pm Giuliano. La Dia smarrita nei meandri della Procura o rimasta nella copia conforme ad un originale che non esiste, è relativa al cambio di destinazione d’uso del piano terra dell’immobile da deposito a locale commerciale.

Mercoledì in Procura ci sarà l’accesso al fascicolo sequestrato

Se quella Dia esistesse e questo si saprà soltanto mercoledì prossimo, quando ci sarà l’accesso agli atti sequestrati dalla Procura, si potrebbe rivalutare l’istanza di permesso a costruire presentata dai titolari dell’edificio con lo scopo di verificare l’eliminazione dei vizi e la riedizione ai sensi dell’articolo 38 del Testo unico sull’edilizia Dpr 380/2001 del permesso di costruire n. 103 del 2005 e della successiva variante del 2006, relativamente a parte del piano terra.

La situazione è ingarbugliata, perchè da un lato c’è il Consiglio di Stato che rimanda al Comune la decisione di valutare l’eventuale proroga della sospensione del provvedimento di chiusura, indicando come criteri di valutazione l’applicabilità dell’art. 38 ed i relativi tempi, nonchè il danno che si arrecherebbe agli appellanti e quindi ai titolari della farmacia.

Dall’altro la constatazione che, senza la Dia, dell’articolo 38 non se ne parla, e che per quanto riguarda il danno, secondo il parere legale dell’ente, non ci sono le condizioni tali da  giustificare la proroga.

Tosti: “la storia del cavalluccio rosso”

Intanto di mezzo ci stanno quattordici dipendenti con famiglie a carico, mutui accesi e futuro incerto. I cittadini,a  turno, portano la loro solidarietà all’esterno del municipio. Duro l’affondo del consigliere comunale d’opposizione Vincenzo Tosti: ” Il sindaco continua a fare la cronologia dei fatti come la storia del cavalluccio rosso in Così parlò Bellavista, ma i dipendenti non volevano di certo azioni illegali, ma comunicazioni certe, chiare e concrete al posto di una gravissima incapacità di assumere decisioni, quelle che la politica a tutela dei cittadini non dovrebbe mai farsi mancare”.

Effetto domino

Il Comune dovrà emettere ordinanza di demolizione del bene ed in caso di inottemperanza, dovrà prevederne l’acquisizione a patrimonio comunale. Quando sarà, bisognerà vedere se il titolare dell’immobile, finito nel 2007 nell’inchiesta giudiziaria che condusse al primo arresto dell’ex sindaco Angelo Brancaccio, procederà al ripristino dello stato di luogo.

Non è di certo il solo caso del genere ad Orta di Atella, ci sono decine di esercizi commerciali che svolgono l’attività in locali non a norma e quando arriverà il tempo della giustizia amministrativa, come un effetto domino, ai drammi di oggi si aggiungeranno quelli di domani. Risultato del disegno criminale che ha fatto comodo a troppi che, in silenzio e complici, ne hanno beneficiato.

 

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