Cronaca

Clan dei Casalesi, arresti e sequestri per 8 milioni di euro

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Operazione ‘Minerva’ di Dda e GdF. Sequestri per 8 mln di euro.

C’erano anche dei percettori del reddito di cittadinanza, tra le persone che avrebbero contribuito al sistema di riciclaggio di denaro che favoriva il clan dei Casalesi, scoperto dalla Dda di Firenze nell’ambito dell’inchiesta ‘Minerva’ che oggi ha portato all’esecuzione di 34 misure cautelari. Contestati, così come ha spiegato il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo, anche presunti legami con il clan dei Casalesi. Partendo dal flusso dei pagamenti relativi all’esecuzione dei lavori appaltati, le Fiamme gialle hanno scoperto un sistema di false fatturazioni posto a copertura di cospicui e continui bonifici in uscita dalle aziende di costruzione e disposti a vantaggio di società  cartiere. I conti correnti di queste ultime, venivano poi svuotati attraverso un’organizzata squadra di ‘bancomattisti prelevatori’, persone prossime alla soglia della povertà  e alcune delle quali beneficiarie di reddito di cittadinanza di emergenza, remunerate dal gruppo criminale con commissioni pari al 2-3% delle somme monetizzate, ossia circa 50-100 euro a prelievo.

Il sistema creato dal gruppo era fondato su diverse società , ritenute riconducibili agli indagati e formalmente gestite da prestanome che hanno svolto diversi lavori edili sul territorio nazionale, operando perlopiù in subappalto. L’esecuzione dei lavori e la successiva fatturazione da parte dei committenti dava corso ad una prima serie di fatture per operazioni inesistenti a favore di società  di comodo che attestavano falsamente la collaborazione nei lavori. L’ulteriore fase prevedeva altre fatturazioni per operazioni inesistenti a favore di altre ‘cartiere’, i cui amministratori operavano il prelievo di contanti delle somme di denaro a titolo di pagamento di prestazioni in realtà  mai rese. Il soldi venivano poi riciclati con investimenti immobiliari nelle province di Pistoia, Lucca, Modena, Caserta, Isernia e Roma. Secondo la Gfd, nel corso dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid alcune delle società  coinvolte nel sistema fraudolento hanno anche chiesto e ottenuto contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio. Sono stati sequestrati beni per un valore di 8 milioni di euro.

Sono finiti in carcere Antonio Esposito detto ‘O suricillo’, 48enne originario del Casertano ma residente nel Lucchese per diversi anni; Giuseppe Diana, detto ‘Peppe o biondo’, 35 anni del Casertano; Raffaele Diana, di 38 anni residente in Emilia ma originario di Caserta; e Guglielmo Di Mauro, detto ‘O putecaro’, 48enne di Napoli.

Invece sono andati ai domiciliari Stefano Cicala, 33enne nato a Prato e residente a Lucca; Francesco Diana, 36enne residente nel Napoletano; Amedeo Laudante, 40enne del Casertano; Enrico Laudante, 40 anni di Caserta; Raffaele Napoletano detto ‘O zuoppo’, 44enne di Napoli;
Stefano Ostento, 51enne originario della Puglia ma residente nel Pistoiese.

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