Cronaca

“Il sindaco non deve essere un eroe”. L’antipolitica di Trofino difende Zagaria

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“Il sindaco non deve essere un eroe”. L’avvocato Paolo Trofino difende Fortunato Zagaria accusato di violenza privata aggravata dal metodo mafioso e  associazione a delinquere.

“Il clan dei Casalesi se è cresciuto non lo ha fatto a Casapesenna. A Casapesenna, il clan non è mai stato favorito”. Lo ha detto l’avvocato Paolo Trofino nel corso della sua arringa difensiva nel processo che vede come imputato Fortunato Zagaria, suo assistito (codifensore è l’avvocato Giuseppe Stellato), Michele Zagaria e Luigi Amato. Tutti e tre accusati di violenza privata aggravata dal metodo mafioso ai danni di Giovanni Zara (parte civile). Fortunato Zagaria risponde anche dell’accusa di associazione camorristica.

L’antipolitica

Le parole, si sa, hanno un peso specifico e nelle sue conclusioni, l’avvocato Trofino ha indubbiamente pronunciato, per certi versi, un trattato dell’antipolitica affermando: “Zagaria non aveva alcuna intenzione di fare l’eroe, era cosciente di avere un mandato politico in una zona ad alta densità criminale e voleva solo essere prudente. Si può fare il sindaco con prudenza senza entrare in collusione con il criminale”. Ma la politica con la ‘P’ maiuscola non dovrebbe avere come principio di base solo ed esclusivamente il bene pubblico, negato da quella criminalità contro la quale per Trofino “i sindaci in un territorio ad alta densità criminale devono essere prudenti”? Cosa è la prudenza, in questo caso? E’ prudente  entrare in collisione, alzare la voce e fare il possibile per contrastare la camorra? Probabilmente non lo è e allora meglio non farlo. E’ d’accordo l’Anci ed è d’accordo Avviso Pubblico? E cosa dovrebbe essere allora la politica in quei territori violentati dai camorristi?

I collaboratori di giustizia e l’attacco alla Procura

Sono 15 i collaboratori di giustizia che hanno parlato di Fortunato Zagaria come di un sindaco a disposizione del clan, “che i collaboratori di giustizia possano dire semplicemente il vero, è un sogno nel cassetto”, ha detto Trofino.  “I collaboratori di giustizia che hanno parlato dell’ingegnere Zagaria come di una persona a disposizione del clan, lo hanno fatto in maniera generica e perché non sanno cosa dicono”, ha aggiunto l’avvocato, alludendo a dichiarazioni di favore per compiacere la Procura ed i Pm. Il Pubblico Ministero del processo è Maurizio Giordano della Dda di Napoli. Se le parole del difensore dovessero avere una base di verità, saremmo tutti in pericolo perché basterebbe risultare antipatico a qualcuno per essere poi accusato di grandi misfatti spogliando di qualsiasi potere di discernimento e di sano giudizio anche gli stessi Pm, Procure e Tribunali.  E allora, il difensore ha tentato di smontare, così come aveva già fatto il codifensore Giuseppe Stellato nell’udienza del 5 novembre, le dichiarazioni di tutti quei collaboratori che hanno parlato di Fortunato Zagaria come di un sindaco a disposizione di Michele Zagaria, quando il capoclan era libero e ben protetto dalla sua Casapesenna.  Il paese della provincia di Caserta, ha nascosto per oltre 15 anni il capo del cartello camorristico con la protezione di alcuni cittadini, imprenditori ed amministratori pubblici ma per la difesa di Fortunato Zagaria “il clan dei Casalesi a Casapesenna non è cresciuto”.

La minaccia allo stadio di Casapesenna

Fortunato Zagaria è stato sindaco per tre mandati politici, due consecutivi mentre il terzo è arrivato dopo la breve fase di sindacatura di Giovanni Zara. Il terzo mandato fu interrotto perché venne arrestato nel 2012. Fu Zara, infatti a denunciare che il 1 ottobre 2008, Fortunato Zagaria lo aveva convocato presso lo stadio comunale di Casapesenna per portargli la minaccia di due emissari di Michele Zagaria (così riferisce anche lo stesso Fortunato Zagaria) e farlo desistere dal continuare a parlare contro la camorra e a compiere azioni antimafia. “Non c’è la prova provata che quelle parole vennero dette”, ha affermato Trofino sostenendo che è la parola di Zara contro quella di Zagaria e tentando di riportare tutto in una dimensione di vendetta politica di Zara contro Fortunato Zagaria. Zagaria però, durante la sua escussione descrisse l’incontro con i due emissari di Michele Zagaria.

 

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