Cronaca

Mario De Michele non può essere l’unico a pagare, colpevoli anche altri

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Attentati falsi, confessioni rese dinanzi all’evidenza delle prove e un disagio personale già in trattamento. Sono i primi tre punti del caso Mario De Michele, indagato per calunnia dopo la scoperta dei falsi attentati. L’indagine dei carabinieri del Gruppo di Aversa guidato dal Colonnello Donato D’ Amato coordinata dalla Dda di Napoli, pm Fabrizio Vanorio, è solo all’inizio.

De Michele, direttore della testata on line Campania Notizie ha ammesso di essere stato autore e mano dei falsi attentati a lui diretti, quelli della notte tra il 3 e 4 maggio e la lettera minatoria di gennaio, ma non ha riconosciuto alcuna responsabilità, sebbene la Dda glielo contesti, sull’episodio accaduto a novembre in una strada isolata di Gricignano d’Aversa. Il giornalista che era salito agli onori della cronaca nazionale come il cronista dell’anticamorra per eccellenza con ospitate in diverse trasmissioni televisive (come Storie Italiane, Le Iene) dopo la perquisizione di venerdì 15 maggio contestuale a quella fatta a casa del suo vicedirettore Pasquale Ragozzino, ritenuto dagli inquirenti suo complice, è stato deferito alla commissione disciplina dall’Ordine dei Giornalisti della Campania ed è stato ‘scaricato’ anche dal Sindacato nazionale che lo aveva accolto a braccia aperte. Eppure sia all’Ordine dei giornalisti e sia ai Sindacati coinvolti, il campanello d’allarme era stato fatto suonare spiegando le incongruenze che alcuni già vedevano in quella storia. In diverse occasioni è stato suggerito di prestare più attenzione a quel ‘personaggio’ (è De Michele stesso che si definisce in tal modo) che si andava costruendo, certamente non da solo. “Eppure, molte cose non tornavano già prima del primo “attentato”: non tornavano i suoi attacchi pesanti contro chi si occupa di costruire anticorpi nel contrasto sociale alla camorra, non tornavano i suoi pezzi contro alcuni colleghi coraggiosi che operano in quella zona. Non tornavano il suo astio e le sue stilettate a chi, nonostante tutto, cercava di resistere e di contrapporsi alla camorra nelle terre di don Peppe Diana”, ha scritto su giornalistitalia.it, Michele Albanese giornalista calabrese sotto scorta (oltre che presidente dell’Unci Calabria e consigliere della Fnsi) , aggiungendo: “Certo, mi si può dire, davanti alle pallottole occorre fare muro, evitare sottovalutazioni o isolare qualsiasi cronista senza aspettare nemmeno un attimo. Certo che è così, ma in questo caso anche il più pacato dei cronisti, a causa delle posizioni assunte da De Michele prima dei presunti attentati, sarebbe andato con i piedi di piombo”.

I comunicati di solidarietà che pure si erano registrati fino a qualche giorno fa si sono tramutati in note per prenderne le distanze.

Gli amici di De Michele si sono affrettati a cancellare i post pubblicati sui propri profili social. Un colpo di spugna per evitare imbarazzi? Forse, però potrebbe essere anche un modo per tagliare subito il filo che la Dda sta provando a riavvolgere per rispondere ad altri interrogativi. La questione non può essere chiaramente risolta con un ‘tante scuse’. C’è l’ipotesi che ci sia dell’altro intorno alla vicenda e non è solo una questione di veri o falsi attentati, di vera o falsa consapevolezza, di vero o falso disagio personale. De Michele da direttore di Campania Notizie ha firmato molti editoriali a partire dal 2011 e da spiegare ci sono alcuni articoli degli ultimi anni che De Michele ha firmato contro diverse persone ed associazioni del Casertano, Comitato don Peppe Diana e Libera ma anche Nco e Geofilos, con fuorvianti ricostruzioni non rispondenti al vero.

Le indagini dovranno chiarire i motivi di articoli apparsi a tutti come cecchinaggio mediatico.

Inutile nascondere o negare la soddisfazione di coloro che hanno usato la penna di De Michele per colpire e far male, anche sui social attaccando la persona scomoda di turno: giornalisti, avvocati, cooperatori, amministratori e volontari.  Impossibile tacere sui fianchi prestatigli da sindacalisti, amministratori locali e politici regionali che anche pubblicamente ne hanno condiviso i toni e l’innegabile aggressività. Video di convegni e incontri solidali, sono ancora visibili. Chi si è affrettato a cancellare i post di grande amicizia nei confronti di De Michele, ha probabilmente qualcosa da raccontare ed il giornalista che potrebbe ora, tra le altre cose essere cacciato dall’Ordine e perdere la scorta attiva da novembre, non può e non deve essere il solo a pagare. Non sarebbe giusto.   È necessario escludere infatti ed in maniera categorica qualsiasi intreccio politico mafioso visto che alle porte ci sono pure, le elezioni per il rinnovo del governo della Campania.

Tina Cioffo

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