Reportage

Ministro, i conti non tornano. La denuncia di Addiopizzo e delle vittime innocenti

single image

di Tina Cioffo- Alla vigilia dell’anniversario di Libero Grassi, il Comitato Addiopizzo in Sicilia critica i provvedimenti del Ministero dell’Interno.

“Ministro, i conti non tornano”. Lo ha provato a dire Lirio Abbate dalle pagine dell’Espresso al Ministro dell’Interno Matteo Salvini ma prima del giornalista ci sono stati gli avvocati del Comitato Addiopizzo di Palermo e prima ancora, hanno fatto sentire la loro voce i familiari delle vittime innocenti della camorra nel Casertano, in Campania. Nel mezzo ci sono state le critiche dei tanti cittadini che chiedono maggiore controllo e sicurezza, quella vera, nelle strade con più poliziotti e carabinieri. Poi ci sono i tanti inviti mancati che Nicola Morra in qualità di presidente della Commissione parlamentare Antimafia, ha fatto al capo del Viminale. Tutti lasciati senza risposta.

La posizione di Addiopizzo

E allora c’è qualcosa davvero che si è incrinato nell’azione di contrasto alle mafie e non solo a parole. Una circolare ministeriale, datata 18 gennaio 2019, firmata dal prefetto Raffaele Cannizzaro, Commissario che presiede il ‘Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti’ (nominato da questo Governo) che esamina e delibera l’accesso al relativo Fondo, potrebbe minare il diritto dell’imprenditore e quanto era previsto dalla legge 512 del 1999 di cui è responsabile. E’ stato dato– scrive l’associazione Addipizzo alla vigilia del 28esimo anniversario dell’uccisione di Libero Grassi in Sicilia- un colpo di spugna all’attività di supporto processuale svolta dagli avvocati che hanno assistito negli ultimi anni e in molti processi decine di vittime di mafia ed estorsione. A molte di loro, infatti, non saranno più riconosciute dallo Stato le spese legali, così come invece è previsto dalla legge sopra menzionata e benché tali spese siano state stabilite da giudici in sentenze emesse da Tribunali di questo Paese”. Il rapporto di fiducia con le istituzioni è pericolosamente a rischio. La questione non riguarda le parcelle degli avvocati ma il diritto di difesa degli imprenditori che denunciano il racket. Senza un legale che li rappresenti in un momento di indubbia vulnerabilità, nel momento in cui il commerciante  decide di opporsi alla mafia, è chiaro che viene meno anche quella ulteriore spinta che le Leggi incoraggiano ma che la burocrazia sta facendo di tutto per mettere in scacco.

E se denunciare non convenisse più

Quanto tempo, allora, passerà prima che l’imprenditore possa pensare che non conviene più denunciare? Ci si rende conto del danno che si sta arrecando all’intero sistema antimafia, quotidianamente in lotta, perché di pari passo a tale lavoro sta maturando un profondo mutamento di percezione sociale. Se la rotta non viene cambiata immediatamente le associazioni antiracket che giorno dopo giorno accompagnano gli imprenditori alla denuncia, con il sostegno degli avvocati, verrebbero delegittimate dai provvedimenti del Ministero dell’Interno.

I mancati riconoscimenti per le vittime innocenti di camorra

Nel 2017 è accaduto la stessa cosa, con le istanze dei familiari delle vittime innocenti della camorra. Gli uffici del Ministero, senza che successivamente il Ministro Matteo Salvini desse un indirizzo diverso, rigetta le richieste perché le ritiene tardive. Tardi per il richiedente che vuole veder sancito un proprio diritto ma non altrettanto tardi per la Giustizia che nella maggior parte dei casi non ha ancora scoperto chi ha ucciso quegli innocenti. Le richieste vengono esaminate e rigettate dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione Direzione Centrale per i Diritti Civili, la Cittadinanza e le Minoranze – Area I “Speciali elargizioni alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata”, diretto dal prefetto Rosanna Rabuano.  La questione è stata presentata anche dal Comitato don Peppe Diana che nell’audizione della Commissione parlamentare antimafia del 24 luglio scorso, non ha mancato di lanciare allarmi precisi sulla ricostituzione delle fila criminali, in provincia di Caserta.

Le Leggi e le decisioni per il riconoscimento delle vittime innocenti della criminalità organizzata hanno subito un brusco cambiamento. Dal 1990 al 2015 l’obiettivo di tutelare i familiari delle vittime è stato concreto e mai messo in discussione. L’incoraggiamento alla denuncia è passato, infatti, anche attraverso decisioni solidali. La Circolare del 2003 sottoscritta dal Prefetto Cortellessa dell’Orco poneva come unico obiettivo la tutela ed il sostegno alle vittime. Dal 2015 lo spirito solidaristico, imprimatur dal Legislatore si è perso. Le Sentenze dei Giudici, attestano l’applicazione errata delle norme. I conti allora non tornano per davvero e, chiunque sarà, il prossimo Ministro dell’Interno dovrà necessariamente intervenire.

You may like