Cronaca

Tammaro Cirillo della Fillea Cgil non è vittima innocente, il Ministero rigetta la richiesta delle figlie

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di Veronica Vicario- Il Ministero dell’Interno ha rigettato la richiesta di riconoscimento come vittima innocente della camorra di Tammaro Cirillo, sindacalista di Villa Literno.

Tammaro Cirillo non può essere riconosciuto vittima innocente della camorra perché secondo il Ministero dell’Interno il diritto delle figlie a richiederlo, è prescritto. Per quell’omicidio non c’è però mai stato processo né mai sono stati scoperti i mandanti né gli esecutori.

L’omicidio

Cirillo fu colpito a Villa Literno il 2 luglio del 1980. Era un operaio nel cantiere Sled di Villa Literno. La ditta che si occupava del disinquinamento del Golfo di Napoli e che la camorra avrebbe voluto controllare attraverso il sistema di subappalti che sarebbero stati dati a ditte ‘amiche’. Un metodo che poteva passare inosservato ma che Tammaro Cirillo aveva capito e denunciato. In quello stesso cantiere la camorra aveva già fatto sentire la propria presenza con quattro esplosioni, in pochi mesi. Cirillo, teneva a cuore il destino della propria terra e per questo aveva deciso anche di impegnarsi nel sindacato della Cgil, tanto che era stato eletto quale delegato sindacale pronto a dar battaglia a chiunque avesse voluto rubare il lavoro ai lavoratori onesti. I camorristi non avevano però intenzione di rinunciare a quella grossa fetta di soldi facili e lo uccisero di sera a casa, colpendolo alle gambe. Tammaro Cirillo, morì in ospedale dopo dieci giorni di agonia. Al momento dell’agguato con lui c’era la figlia Laura, allora 15enne.

La richiesta

Le figlie a novembre del 2018 hanno chiesto di riaprire le indagini domandando ai magistrati di interrogare i collaboratori di giustizia presenti a Villa Literno e fornendo indicazioni riguardo alle possibili respirabilità. Eppure per gli uffici del Viminale,  sotto la competenza del prefetto Rossana Rabuano Direttore Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione, (mentre dirigente d’area è il vice prefetto Antonella Buono) la famiglia del sindacalista merita di essere respinta. Il sottosegretario competente è Nicola Molteni, deputato della Lega di Matteo Salvini. Tardività, è per i funzionari ministeriali la giusta motivazione per bollare il fascicolo e rigettarlo. La Fillea-Cgil, sindacato dei lavoratori edili ha deciso di istituire un premio in sua memoria ed un mese fa a Tammaro Cirillo è stata intitolata una sala della sede nazionale di Via Morgagni della Fille Cgil.

Il giudice dà torto al Ministero

In una recente Ordinanza, del Tribunale di Roma il giudice ha però chiarito, in riferimento ad un’altra vittima innocente, la cui istanza è stata ritenuta non meritevole per lo stesso motivo, che: “sostenere che le ricorrenti siano decadute dall’esercizio del diritto prima che fosse emersa la prova dell’esistenza del presupposto di insorgenza del diritto e dunque prima che lo stesso potesse essere non solo esercitato ma anche conosciuto dal titolare, è un nonsenso giuridico, e comunque non può attribuirsi all’inazione delle ricorrenti alcun significato di abbandono o negligenza”. Per Cirillo il motivo della prescrizione sarebbe dunque nullo. E allora perché gli uffici della Rabuano la sollevano?

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