Cronaca

Casal di Principe, omicidio Noviello: carabinieri e polizia a caccia di ‘Coscia fina’

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Continua la caccia per portare in carcere Francesco Cirillo, condannato a 30 anni di carcere. E’ in fuga dal 20 novembre. Sulle sue tracce, carabinieri, polizia e Dda di Napoli. 

La caccia a Francesco Cirillo dei Carabinieri, con il supporto della Polizia di Stato, continua senza sosta. Cirillo, esponente del clan dei Casalesi è in fuga dopo la condanna definitiva a 30 anni di carcere per l’omicidio dell’imprenditore Domenico Noviello, ucciso dal clan a Baia Verde, una località di Castel Volturno in provincia di Caserta il 16 maggio del 2008 dell’ala stragista capeggiata dal camorrista Giuseppe Setola, oggi ergastolano.

Il profilo

Le indagini per rintracciare Cirillo chiamato ‘Pasqualino coscia fina’, sono coordinate dalla Dda di Napoli. Francesco Cirillo, cugino di Alessandro Cirillo alias ‘o sergente, avrebbe avuto secondo alcuni collaboratori di giustizia ed in particolare Luigi Tartarone un ruolo anche nel tentato omicidio della Carrino, l’ex compagna di Francesco Bidognetti. Cirillo secondo Tartarone,  si occupò di portare e poi eliminare dandola alle fiamme, anche l’auto usata da Giuseppe Setola e Giovanni Letizia per uccidere Michele Orsi a Casal di Principe, il 1 giugno del 2008. Un’Alfa 147 che era stata già utilizzata per l’omicidio di Vincenzo Ucciero. Cirillo la doveva bruciare a Casapesenna per far ricadere la colpa dell’omicidio su Michele Zagaria e i suoi accoliti ma la bruciò a qualche metro più distante, nelle campagne di Villa Literno.

La preoccupazione

Noviello pagò con la vita la denuncia che aveva fatto contro i suoi estorsori e che aveva fatto condannare proprio ‘ coscia fina’.  Era stato a seguito di quella denuncia che in carcere era infatti, scattato lo spirito di vendetta di Giuseppe Setola che evaso nel 2008 e tornò in provincia di Caserta per uccidere e seminare terrore. In nove mesi, ammazzò 19 persone al solo scopo di impaurire e riportare il controllo sul territorio del clan dei Casalesi. Per farlo si mise a capo di un gruppo di fuoco che aveva la sua ispirazione nella fazione camorristica di Francesco Bidognetti, alias ‘Cicciotto e mezzanotte’. L’ omicidio doveva essere da monito per tutti gli altri imprenditori che si erano rifiutati di pagare il ‘pizzo’.  I familiari di Domenico Noviello, in particolare due dei quattro figli, Massimiliano che da 12 anni vive sotto scorta e Mimma,  si sono detti preoccupati anche per la loro incolumità, anche se secondo gli investigatori, Cirillo sarebbe fuggito non per vendicarsi dei Noviello, ma per allontanare il più possibile l’ingresso in carcere. Nei suoi confronti, ad eccezione del delitto Noviello, in cui ha partecipato come concorrente morale, senza aver fatto parte del commando che trucidò l’imprenditore con decine di proiettili, non ci sono altre indagini. Per gli inquirenti la sua caratura criminale non sarebbe paragonabile a quella di Giuseppe Setola, ma dalla società civile ci si domanda come sia stato possibile permettergli la fuga.

L’interrogazione

Il senatore Sandro Ruotolo, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno.. “La notizia dell’irreperibilità di Cirillo – scrive Ruotolo- non solo ha scosso i familiari dell’imprenditore e in particolare il primogenito Massimiliano, che nel 2001 denunciò Cirillo insieme al padre, e vive da anni sotto scorta, ma anche turbato un ampio fronte civico di lotta alla camorra come il Comitato don Peppe Diana e l’amministrazione di Casal di Principe con il sindaco Renato Natale che danni operano su quel difficile territorio per l’affermazione dei valori della legalità, della giustizia e della memoria”. “Si chiede – continua l’interrogazione- di sapere se i Ministri in indirizzo intendano tener conto di quanto esposto in premessa e se non ritengano alla luce della gravità e del clamore della notizia, anche rispetto al grande impegno civico contro i clan, di adottare attraverso le forze dell’ordine e gli organismi investigativi iniziative straordinarie per assicurare alla giustizia il latitante Cirillo e se nell’ipotesi in cui si ravvisassero eventuali responsabilità al riguardo della fuga di Cirillo di adottare iniziative al riguardo”. Tina Cioffo

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