Dal cuore del deserto alle cucine dei grandi chef, la tajine è un ponte tra passato e presente che cuoce lentamente identità, memoria e sapore.
È facile sottovalutare un oggetto che sembra così semplice. Eppure, la tajine – con la sua forma conica in terracotta – è molto più di una pentola: è un racconto vivo, un modo di cucinare e condividere che da secoli accompagna le famiglie marocchine. In un mondo dove tutto corre veloce, la tajine insegna la cucina della lentezza, del rispetto per gli ingredienti e della convivialità autentica.
Dalle carovane berbere alle città imperiali: la nascita della tajine
Le origini della tajine affondano nelle sabbie del Maghreb, tra le tende dei popoli berberi, antichi abitanti nomadi del Nord Africa. In un contesto dove la legna era scarsa e il tempo si misurava con il sole, serviva un mezzo di cottura semplice, efficace e resistente: la terracotta si impose naturalmente per le sue qualità termiche e la facilità di modellazione. Già in epoca punica e romana esistevano contenitori conici per la cottura lenta, ma è con l’arrivo dell’Islam, tra l’VIII e il IX secolo, che la tajine prende la forma che oggi conosciamo.
Le rotte commerciali con il Medio Oriente portarono in Marocco spezie, frutta secca, zucchero, agrumi. E la tajine divenne il luogo dell’incontro: agnello, ceci, verdure locali cominciarono a fondersi con cannella, zenzero, cumino, dando vita a una cucina inedita, complessa, profondamente identitaria. Nel 2025, la tajine continua a essere uno dei simboli gastronomici più riconoscibili del Marocco, tanto da essere celebrata anche in festival culinari internazionali e riconosciuta come bene culturale immateriale da molte associazioni gastronomiche.

In Marocco, la tajine non è solo uno strumento di cottura: è un centro gravitazionale della vita domestica. Non importa se si è in una casa di campagna o in un riad elegante: la tajine si serve sempre al centro del tavolo, e da lì tutti i commensali attingono insieme, spezzando il khobz, il tradizionale pane marocchino. Questo gesto, semplice ma potentissimo, rinforza i legami familiari e comunitari.
Nelle case rurali la tajine viene appoggiata direttamente sulle braci, mentre nei contesti urbani si impreziosisce di decorazioni, smalti colorati e motivi geometrici, diventando anche oggetto d’artigianato pregiato. Alcuni artigiani di Fez e Marrakech realizzano tajine su misura, decorate a mano, che nel 2025 sono tra i souvenir più ricercati dai turisti in cerca di autenticità.
La forma conica del coperchio non è un vezzo estetico: serve a far ricadere il vapore sugli alimenti, mantenendoli umidi e teneri anche dopo ore. La base larga accoglie carne, pesce, verdure, spezie e frutta secca: da pollo con limone confit e olive fino a agnello con prugne e mandorle, ogni ricetta è una danza tra sapori dolci e salati.
Tra tradizione e modernità: il futuro della tajine
Nel 2025 la tajine è ancora protagonista delle cucine marocchine, ma non solo. È diventata una tendenza anche tra chef europei, statunitensi e asiatici, che ne hanno abbracciato la logica per creare piatti originali e creativi. Pur sperimentando con ingredienti non tradizionali – come quinoa, tofu o funghi giapponesi – molti rispettano la sua filosofia: cottura lenta, umidità interna, stratificazione dei sapori.
Le tajine moderne si adattano ai piani a induzione o ai forni elettrici, grazie a materiali come ghisa smaltata, ceramica resistente e persino alluminio. Tuttavia, il modello in terracotta rimane il più amato dagli appassionati di autenticità, che non esitano a immergerlo in acqua per ore prima del primo utilizzo, secondo la tradizione.
A livello internazionale, si registra un aumento del 35% delle vendite online di tajine rispetto al 2022, segno che la pentola marocchina sta conquistando nuove generazioni in tutto il mondo. Il successo è dovuto anche al crescente interesse verso le cucine lente, sostenibili e radicate nella tradizione, che contrastano con l’omologazione del fast food e della cucina iper-processata.
La tajine è una lezione silenziosa ma potente su come si può trasformare la semplicità in arte, il tempo in gusto, il fuoco in cultura. Non è solo una pentola: è un’idea di mondo. Dove ogni piatto è anche una storia, e ogni pasto un’occasione per fermarsi, respirare, condividere.