Piazza della Loggia, il 50esimo anniversario di una strage

La strage di Piazza della Loggia a Brescia, avvenuta il 28 maggio 1974, è stata uno degli attentati più gravi del terrorismo nero in Italia. Dopo anni di depistaggi, nel 2017 le prime condanne definitive e ora una nuova inchiesta, che accusa due neofascisti veronesi

Simile ad altri attacchi neofascisti come quello di Piazza Fontana a Milano nel 1969, l’Italicus nel 1974 e la stazione di Bologna nel 1980, i mandanti e i responsabili sono rimasti a lungo, o del tutto, impuniti.

Questo perché tra i militanti delle organizzazioni neofasciste coinvolti nelle stragi si trovavano anche membri dello Stato, come agenti dei servizi segreti, forze dell’ordine, politici e dirigenti pubblici, che contribuirono a depistare le indagini e coprire le tracce dei loro crimini.

50 anni dalla strage di Piazza della Loggia

Lo stragismo che caratterizzò i cosiddetti Anni di Piombo, tra il 1968 e il 1980, fu opera di organizzazioni neofasciste. Mentre l’estremismo comunista mirava a colpire singoli individui rappresentanti di potere economico o politico, i neofascisti avevano l’obiettivo di creare disordine e terrore, addossando poi la responsabilità ad anarchici o comunisti con la complicità degli apparati statali.

Questo permetteva di giustificare una maggiore repressione da parte dello Stato. Gli attentati neofascisti dell’epoca possono essere descritti come attacchi sotto falsa bandiera, o false flag operation, termine usato per indicare operazioni ideate per far ricadere la colpa su altri.

I titoli di giornale dopo la strage di piazza Loggia a Brescia
I titoli di giornale dopo la strage di piazza Loggia a Brescia – Mondadori Portfolio / Getty Images – Ireporters.it

Il 28 maggio 1974, i sindacati e il Comitato Antifascista organizzarono a Brescia una grande manifestazione per protestare contro il terrorismo nero, che stava proliferando sostanzialmente impunito.

Appena nove giorni dopo l’esplosione di piazza del Mercato, i neofascisti di Ordine Nuovo, gruppo nato dall’MSI, piazzarono un ordigno in un cestino dei rifiuti in Piazza della Loggia, che esplose mentre passavano i manifestanti.

Due ore dopo l’esplosione, nel caos dei soccorsi e dello sgomento, qualcuno, ancora anonimo, ordinò ai pompieri di ripulire il luogo dell’attentato con le autopompe, rendendo impossibile individuare impronte, oggetti o reperti utili alle indagini.

Contemporaneamente, qualcun altro fece sparire dall’ospedale tutti i reperti prelevati dai corpi dei morti e dei feriti, che sarebbero stati utili a ricostruire l’origine dell’ordigno.

Le prime condanne arrivarono nel 1979, ma la figura chiave del processo, il terrorista Ermanno Buzzi, fu ucciso in carcere da altri due detenuti di estrema destra, Pierluigi Concutelli e Mario Tuti, alla vigilia del processo di appello.

La sua morte portò all’assoluzione di tutti gli altri imputati nel 1981, annullata dalla Corte di Cassazione nel 1983 e poi riconfermata nel 1985.

Un altro filone di indagini coinvolse Ordine Nuovo, a seguito di testimonianze che indicarono la presenza di Cesare Ferri, membro dell’organizzazione, nei pressi di Piazza della Loggia il 28 maggio 1974. Anche in questo caso, la mancanza di prove oltre alle testimonianze portò all’assoluzione di tutti gli imputati.

I processi e le indagini restarono così in panne fino al 2010, quando furono condotti alla sbarra Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino e Giovanni Maifredi

Infine Rauti, Zorzi, Delfino Maifredi sono stati assolti con formula dubitativa, ovvero con insufficienza di prove nel 2012, mentre Maggi Tramonte sono stati condannati all’ergastolo il 22 luglio 2015.

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