Se non nascono bambini, chi andrà a scuola? La nuova realtà nel 2050

Scuola e innovazione

Aule interattive, innovazione ed AI: ecco la scuola del futuro-ireporters.it

Franco Vallesi

28 Agosto 2025

Aule ibride, studenti di tutte le età, scuole nei musei e nei piccoli borghi: la scuola del futuro è già cominciata. Ma servono nuove alleanze per non spegnere l’ultimo presidio nei territori.

Nel 2050, le scuole italiane non saranno più popolate prevalentemente da bambini. La denatalità, l’aumento della popolazione straniera, la digitalizzazione e l’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale nel lavoro stanno già riscrivendo la struttura delle classi. La vera sfida, oggi, è immaginare come salvare le scuole dei piccoli centri, dove la popolazione crolla e il rischio è che interi comuni perdano l’unico presidio culturale rimasto.

Aule vuote nei piccoli comuni, ma il modello delle pluriclassi diventa risorsa

In Italia, dal 2015 al 2024 si sono persi quasi 500.000 iscritti, pari al 6,3% degli studenti. Il calo più netto si registra nel Sud, dove le scuole hanno perso oltre il 12% degli alunni italiani. In queste aree, la sopravvivenza degli istituti passa spesso attraverso le pluriclassi, con alunni di diversi gradi e fasce d’età. Dieci anni fa erano meno del 15%, oggi sono oltre il 20% nelle scuole primarie.

In Italia
In Italia la crisi demografica si fa sentire nelle aule sempre più vuote-ireporters.it

A sorpresa però, queste piccole scuole non sono più viste come un problema, ma come un modello educativo alternativo. Il rapporto Indire 2025, intitolato Anticipare per governare il cambiamento, propone soluzioni innovative come le scuole diffuse, già attive in realtà di frontiera come il Cuneese, il Brindisino, ma anche a Reggio Emilia e nella provincia di Lecce.

A Orvieto, sei comuni hanno avviato un progetto pilota: la scuola si fa nei musei, nei centri sociali, nelle parrocchie, riducendo i costi e rafforzando i legami con la comunità. Nelle isole minori, alcune discipline sono già insegnate da tutor locali in collegamento con scuole partner, superando i confini fisici grazie alla connessione digitale.

Cresce la popolazione adulta a scuola: l’apprendimento diventa permanente

Nel futuro della scuola italiana non ci saranno solo bambini. Cresce infatti la domanda di formazione continua da parte della popolazione over 50, chiamata a riqualificarsi per restare attiva nel mondo del lavoro. Il modello delle scuole di prossimità, con orari flessibili e percorsi personalizzati, può diventare la nuova risposta al fallimento dei centri per l’apprendimento e delle scuole serali, ancora oggi legate a schemi rigidi del passato.

L’integrazione dell’intelligenza artificiale nella didattica sarà centrale. Ma non potrà avvenire senza una formazione profonda e aggiornata dei docenti, in grado di usare le nuove tecnologie non solo come strumenti operativi, ma per ripensare radicalmente la didattica.

A Trento, un progetto sperimentale ha già introdotto la classe articolata: studenti di diversi indirizzi condividono le lezioni comuni, mentre le materie specifiche vengono affrontate in collaborazione con aziende e realtà del territorio. Un modello che unisce efficienza, flessibilità e radicamento locale.

Ma la buona notizia è che un nuovo modello è possibile, già sperimentato, e in alcuni casi, funzionante. Le scuole ibridedel futuro uniranno spazi fisici e digitali, alunni di età diverse, formazione continua, e collaborazioni trasversali tra istituzioni, comuni, famiglie, aziende e associazioni.

Il futuro della scuola italiana non è scritto, ma può essere guidato. E ogni scelta fatta oggi – sulle politiche educative, sulla tecnologia, sull’inclusione – determinerà se nel 2050 avremo scuole deserte o vive, rigide o inclusive, distanti o radicate nei territori.

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