Stato di Palestina, quali Paesi l’hanno riconosciuto finora?

Come la Palestina, da poco riconosciuta da Spagna, Irlanda e Norvegia, diventare uno Stato riconosciuto è un processo stranamente discrezionale, ma fondamentale per ottenere legittimità e diritti

La guerra di Israele a Gaza, in corso da più di sette mesi dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre, ha rilanciato la spinta globale per il riconoscimento di uno Stato palestinese.

Mercoledì, Norvegia, Spagna e Irlanda hanno annunciato l’intenzione di riconoscere uno Stato della Palestina, rompendo con la posizione tradizionale delle potenze occidentali, secondo cui uno Stato palestinese può nascere solo attraverso una pace negoziata con Israele.

Stato di Palestina, quali Paesi l’hanno riconosciuto?

Secondo l’Autorità Palestinese, che ha poteri limitati in alcune parti della Cisgiordania occupata, 143 dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite riconoscono già uno Stato di Palestina.

Tra questi ci sono molti Paesi mediorientali, africani e asiatici, ma non gli Stati Uniti, il Canada, la maggior parte dell’Europa occidentale, l’Australia, il Giappone e la Corea del Sud.

Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas parla all’Assemblea generale dell’ONU nel maggio 2024
Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas parla all’Assemblea generale dell’ONU nel maggio 2024 (AP Photo/Julia Nikhinson, File) – Ireporters.it

 

Ad aprile, gli Stati Uniti hanno usato il loro veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per impedire la richiesta palestinese di diventare uno Stato membro a pieno titolo delle Nazioni Unite.

Ecco un breve recap della ricerca di uno Stato da parte dei palestinesi:

  • 1988: ARAFAT PROCLAMA LO STATO: il 15 novembre 1988, durante la prima intifada palestinese, il leader palestinese Yasser Arafat proclamò unilateralmente uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale. Fece l’annuncio ad Algeri, durante una riunione del Consiglio nazionale palestinese in esilio, che adotto’ la soluzione dei due Stati come obiettivo, con Stati israeliani e palestinesi indipendenti l’uno accanto all’altro. L’Algeria è diventata il primo Paese a riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese indipendente. Nel giro di poche settimane, decine di altri Paesi, tra cui gran parte del mondo arabo, l’India, la Turchia, gran parte dell’Africa e diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale, hanno seguito l’esempio. La successiva ondata di riconoscimenti è avvenuta tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, in un momento di crisi del processo di pace in Medio Oriente. Una serie di Paesi sudamericani, tra cui Argentina, Brasile e Cile, hanno risposto all’appello dei palestinesi di appoggiare le loro rivendicazioni statali. Ciò è avvenuto in risposta alla decisione di Israele di porre fine al divieto temporaneo di costruire insediamenti ebraici nella Cisgiordania occupata.
  • 2011-2012: RICONOSCIMENTO DA PARTE DELLE NAZIONI UNITE. Nel 2011, con i colloqui di pace in stallo, i palestinesi decisero di portare avanti una campagna per la piena adesione all’ONU dello Stato di Palestina. La campagna falli’, ma il 31 ottobre dello stesso anno, con una mossa innovativa, l’agenzia culturale delle Nazioni Unite, l’UNESCO, votò per accettare i palestinesi come membri a pieno titolo. La decisione ha scatenato una reazione furiosa da parte di Israele e degli Stati Uniti, che hanno sospeso i loro finanziamenti all’organismo con sede a Parigi. Nel 2018 hanno abbandonato del tutto l’UNESCO, anche se gli Stati Uniti sono rientrati l’anno scorso. Nel novembre 2012, la bandiera palestinese è stata issata per la prima volta alle Nazioni Unite a New York, dopo che l’Assemblea generale ha votato a larga maggioranza per aggiornare lo status dei palestinesi a “Stato osservatore non membro”. Tre anni dopo, anche la Corte penale internazionale ha accettato la Palestina come Stato membro.
  • 2014: SVEZIA PRIMA NELL’EUROPA OCCIDENTALE. Nel 2014, la Svezia, che ha una grande comunità palestinese, è diventata il primo membro dell’UE in Europa occidentale a riconoscere uno Stato palestinese. La mossa ha fatto seguito a mesi di scontri quasi quotidiani a Gerusalemme Est, circondata da Israele. Uno Stato palestinese era stato riconosciuto in precedenza da altri sei Paesi europei: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Romania. Israele reagì con rabbia alla mossa di Stoccolma, con l’allora ministro degli Esteri Avigdor Lieberman che disse agli svedesi che “le relazioni in Medio Oriente sono molto più complesse dei mobili automontanti dell’IKEA”.
  • 2024: NUOVA SPINTA IN EUROPA: l’offensiva implacabile di Israele a Gaza, che ha causato almeno 35.647 morti, secondo il ministero della Sanità del territorio, come rappresaglia per l’uccisione di oltre 1.170 persone in Israele da parte di Hamas, ha rilanciato il sostegno in Europa per la creazione di uno Stato palestinese. Norvegia, Spagna e Irlanda hanno dichiarato che riconosceranno uno Stato palestinese entro il 28 maggio, sfidando le minacce di Israele, che ha richiamato i suoi inviati da Irlanda e Norvegia per discutere della mossa. Anche Malta e la Slovenia, a marzo, si sono dette “pronte a riconoscere la Palestina” quando “le circostanze saranno giuste”. Anche l’Australia ha recentemente ventilato la possibilità di appoggiare unilateralmente la statualità palestinese. Anche il Presidente Emmanuel Macron ha dichiarato che la questione del riconoscimento di uno Stato palestinese senza una pace negoziata non è più “un tabù per la Francia”.

Il riconoscimento di uno Stato è un atto giuridico regolato dal diritto internazionale: si tratta di una decisione unilaterale che, nel caso di Spagna e Irlanda, non dipende dall’approvazione dell’UE, che non ha giurisdizione in materia di riconoscimento degli Stati.

Il 10 aprile, l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, raccomandando al Consiglio di Sicurezza di “riconsiderare favorevolmente la questione”.

Il testo ha ottenuto il favore di 143 Paesi, ma questa decisione richiede l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti si oppongono.

Il riconoscimento di un nuovo Stato richiede una popolazione definita, un territorio delimitato e un governo che eserciti l’autorità su di esso.

Nel caso della Palestina, nessun presupposto è soddisfatto perché non esistono confini stabiliti a livello internazionale.

Inoltre, non esiste un governo che abbia il controllo sull’intero territorio palestinese: l’Autorità Nazionale Palestinese governa la Cisgiordania, mentre Gaza era sotto il controllo di Hamas fino alla guerra con Israele.

Pertanto, il riconoscimento deve essere interpretato più come una mossa politica per incentivare il processo di pace e sostenere il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, piuttosto che come un atto giuridico.

L’Autorità palestinese ha cercato a lungo di diventare paese membro dell’ONU, ma purtroppo ad oggi non ci è ancora riuscita perché gli Stati Uniti, alleati da sempre di Israele, avrebbero messo il veto.

Come detto precedentemente però, ha ottenuto livelli di riconoscimento minori, come nel 2012 diventare paese osservatore non membro, che può partecipare all’Assemblea generale ma non ha i diritti dei paesi membri.

Nel corso degli anni, grazie a varie iniziative dei paesi amici, ha acquisito prerogative sempre maggiori ma non è ancora riuscita a diventare membro a pieno titolo.

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