Dal 31 agosto al 3 settembre, la Cina guida una serie di eventi per consolidare il suo ruolo dominante nel nuovo ordine globale, tra diplomazia e dimostrazioni militari.
Nel cuore della Cina, tra Tianjin e Pechino, si sta scrivendo un nuovo capitolo delle relazioni internazionali. La Repubblica Popolare Cinese, sotto la guida di Xi Jinping, si prepara a una tre giorni cruciale per la costruzione del suo nuovo assetto geopolitico. Il 31 agosto e 1° settembre si terrà a Tianjin il 25° vertice del Consiglio dei Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), mentre il 3 settembre, nella capitale, si svolgerà una Parata della Vittoria a 80 anni dalla resa del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. Due appuntamenti strettamente collegati che raccontano il tentativo cinese di riorganizzare le alleanze globali intorno alla propria visione del mondo.
Con la presenza annunciata di oltre 20 capi di Stato e di governo e più di 10 organizzazioni internazionali, la Cina non solo si mostra come polo aggregatore del cosiddetto Grande Sud Globale, ma rilancia la sfida all’egemonia statunitense, mostrando una leadership capace di unire potenze spesso distanti tra loro. In questo scenario, India, Russia, Iran, Turchia, Egitto, insieme a molte ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e leader del Sud-est asiatico, confermano la propria partecipazione. L’obiettivo di Xi Jinping è chiaro: costruire una rete di influenza globale, fondata su un ordine post-occidentale, in cui la Cina si propone non come alternativa, ma come fulcro del sistema internazionale.
La strategia diplomatica della Cina passa dalla SCO: nuovi equilibri e alleanze regionali
Nel dettaglio, il vertice della SCO rappresenta un’occasione simbolica e concreta per riformulare l’architettura delle alleanze mondiali. Fondata nel 2001, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha assunto nel tempo un peso crescente, diventando uno degli strumenti principali della politica estera cinese, insieme all’Iniziativa Belt and Road, ai BRICS e alla Global Security Initiative (GSI). In questa edizione del summit, la retorica ufficiale pone l’accento sulla necessità di «rispondere alle aspettative dei popoli» e sull’urgenza di un «ordine internazionale equo e multilaterale», superando le logiche a somma zero dell’Occidente.

La sede scelta non è casuale: Tianjin, grande snodo portuale del nord della Cina, rappresenta simbolicamente la porta commerciale e strategica verso l’esterno. I lavori del vertice affronteranno tematiche economiche, energetiche, ambientali e militari. La Cina, infatti, intende presentare nuove linee guida di sicurezza internazionale, basate sul concetto di «sicurezza indivisibile»: un paradigma che rifiuta le alleanze esclusive e promuove una cooperazione olistica tra Stati, superando l’antagonismo militare tipico delle potenze occidentali.
Il summit mira anche a rilanciare la collaborazione trilaterale Cina-Russia-India, una troika storica che potrebbe rafforzarsi in funzione anti-NATO, aprendo nuove prospettive per un’Asia più compatta e svincolata dalle dinamiche eurocentriche. Non a caso, tra i dossier più caldi si prevede una condanna condivisa del terrorismo internazionale, un tema che consente di far convergere gli interessi di Nuova Delhi e Pechino nonostante i recenti attriti. In questo clima, le dichiarazioni ufficiali lasciano intendere che il modello di governance globale promosso dalla SCO sia destinato a diventare il punto di riferimento per molte nazioni emergenti.
La Parata della Vittoria del 3 settembre: memoria storica e messaggio di potenza militare
Il vertice di Tianjin rappresenta la cornice teorica e diplomatica del disegno di Xi Jinping. Ma è nella Parata della Vittoria che Pechino mette in scena il suo potere militare e simbolico. Prevista per il 3 settembre, ottantesimo anniversario della resa giapponese nella Seconda Guerra Mondiale, la parata sarà uno degli eventi più imponenti mai organizzati in epoca moderna. Gli obiettivi sono molteplici: rivendicare il ruolo della Cina nella vittoria sul Giappone, riscrivere una narrazione storica alternativa a quella americana e mostrare al mondo una Cina militarmente pronta, organizzata e tecnologicamente avanzata.
Alla parata parteciperanno anche Vladimir Putin e Kim Jong-Un, segnali inequivocabili di una convergenza politica tra paesi che condividono l’opposizione al modello occidentale. La cerimonia, che si svolgerà nel cuore della capitale, includerà unità d’élite, forze navali, aeree e terrestri, con una spettacolare esposizione di armi ipersoniche, droni autonomi e sistemi antimissile di ultima generazione. L’effetto scenico è studiato per impressionare e rafforzare l’immagine della Cina come superpotenza globale integrata.
Ma al di là dell’apparato militare, ciò che conta è il messaggio politico: Pechino si presenta al mondo non solo come erede legittima di un passato glorioso, ma come guida autorevole di un nuovo sistema internazionale, alternativo a quello costruito dopo Bretton Woods. La memoria della guerra, reinterpretata e canalizzata nella celebrazione della resistenza popolare cinese, diventa uno strumento per rafforzare l’identità nazionale, legittimare il potere del Partito Comunista e riposizionare la Cina al centro della mappa mondiale.
Nel giro di pochi giorni, la Cina ha orchestrato un doppio evento che rappresenta molto più di un’esibizione di forza: è una prova generale di leadership globale. Con il vertice SCO, Pechino struttura il proprio spazio di influenza tra alleanze e diplomazia; con la parata militare, invece, comunica la solidità del proprio apparato difensivo e ideologico. Il Grande Sud Globale ha risposto all’appello, accettando di giocare secondo le regole del nuovo protagonista del secolo. Il messaggio è chiaro: il tempo della centralità esclusiva dell’Occidente è finito, e il baricentro del mondo si è spostato.