Politica e parole contro la camorra: “Zagaria per due volte voleva uccidere Zara”

Ci sono le azioni e la politica contro la camorra al centro dell’arringa di Domenico Cesaro avvcato che assiste l’ex sindaco di Casapesenna Giovanni Zara, che è parte offesa nel processo in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in cui sono imputati per violenza privata con l’aggravante mafiosa l’ex primo cittadino Fortunato Zagaria, oltre che l’ex boss dei Casalesi Michele Zagaria.

Politica contro il clan, Zagaria voleva uccidere Zara

L’esperienza amministrativa di Giovanni Zara, durata pochi mesi, con il suo essere realmente contro i clan, ha provocato profonde lacerazioni a Casapesenna,
regno del boss Michele Zagaria, che per ben due volte ha pensato di ucciderlo”. Con queste parole l’avvocato Cesaro sottolinea quanto fatto dall’ex sindaco di Casapesenna Giovanni Zara durante il suo mandato, e lo fa in aula durante il processo in cui ripercorre i dieci mesi dall’aprile del 2008 al febbraio 2009 in cui Zara fu sindaco della cittadina in provincia di Caserta, dove ha vissuto da latitante per 15 anni anche l’ex boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. Zara fu sfiduciato da 13 consiglieri e secondo la Dda dietro questa manovra c’era la regia di Fortunato Zagaria, al tempo dei fatti vice sindaco dell’amministrazione Zara. Secondo quanto è emerso dalle indagini l’ordine di mandare a casa il sindaco fu dato proprio dal boss Zagaria che non vedeva di buon occhio la “condotta di contrasto ai clan” concretizzatasi in manifestazioni anticamorra e parole contro la criminalità organizzata. “Questo tipo di politica fece infuriare Zagaria che avrebbe voluto uccidere Zara, tanto che c’era un progetto di attentato ad ottobre del 2008 con mitra e pistole, ma si decise di farlo cadere politicamente” ha sottolineato l’avvocato Cesaro che ha aggiunto: “Il secondo progetto di morte risale al 2009, dopo la sfiducia e riguardava anche la moglie di Zara, la giornalista Tina Cioffo, ma anche in questo caso il boss decise di non mettere in atto il piano”.

L’incontro allo stadio di Casapesenna

Cesaro si sofferma poi su quanto avvenne il primo ottobre 2008, quando Zara incontro’ allo stadio comunale di Casapesenna Fortunato Zagaria e il consigliere comunale Luigi Amato, anch’egli imputato nel processo. Il giorno prima erano stati catturati tre esponenti dei Casalesi facenti parte dell’ala stragista guidata da Giuseppe Setola, e Zara fece una nota in cui plaudeva all’operazione e auspicava la cattura di Michele Zagaria e dell’altro latitante di allora Antonio Iovine (oggi collaboratore di giustizia); il primo ottobre la nota usci’ sui giornali, e il pomeriggio, alle 15, Zara fu convocato allo stadio da Fortunato Zagaria. “Questi – ricorda il legale – lo minaccio’, dicendogli: ‘sei un cornuto, un uomo di merda, questo te lo manda a dire Michele Zagaria’. E ancora: ‘farai la fine di Antino Cangiano’, un ex vice-sindaco di Casapesenna gambizzato nel 1989 dalla camorra, poi rimasto sulla sedia a rotelle fino alla morte, perche’ non aveva voluto concedere un appalto alla ditta del clan”. Cesaro ricorda anche che “Zara, subito dopo l’elezioni, ando’ in Dda mettendosi a disposizione dei pm, e che in uno degli incontri, la funzionaria della polizia Silvana Giusti, gli rinfaccio’ di non sapere che Fortunato Zagaria era vicino al boss. Ma Zara – aggiunge Cesaro – era molto giovane, ed anzi era stato proprio Fortunato Zagaria ad individuarlo come sindaco, non potendo presentarsi perche’ aveva gia’ fatto due consiliature; pensava infatti di poterlo manovrare a suo piacimento e continuare a curare gli interessi del boss. Ma Zara cambio’ marcia, tento’ di smuovere le coscienze da un appiattimento generale, e fu fatto cadere”.

 

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