Dazi sull’agroalimentare italiano in America, a rischio anche la mozzarella di bufala

La decisione americana di applicare dei dazi ai formaggi italiani mette a rischio una buona fetta dell’agroalimentare con il possibile crollo dei consumi e dunque delle esportazioni italiane.

Nuove tasse sul Made in Italy agroalimentare. L’America ha deciso di applicare dazi sul pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone e prosciutto. Secondo Coldiretti, la tassa sui formaggi potrebbe arrivare fino a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. A un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi, stimato nell’80-90% del totale dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Rischi anche per la Mozzarella di Bufala Campana Dop, che negli Usa costa 41,3 euro al chilo e su cui l’attuale dazio è di 2 euro al chilo. Si salverebbero invece l’olio d’oliva e il prosecco. I dazi dovrebbero scattare dal 18 ottobre. Nell’elenco figurano anche il whiskey scozzese, i vini francesi, l’Emmental svizzero e la groviera. Dazi del 10% sugli aerei commerciali. Gli Stati Uniti, in base al pronunciamento dell’Organizzazione mondiale per il commercio, potranno imporre dazi sui beni provenienti dall’Unione Europea fino a 7,5 miliardi di dollari (circa 6,8 miliardi di euro) come compensazione per gli aiuti di stato a Airbus.

Trump, Di Maio e Conte

“Una grande vittoria per gli Stati Uniti, una vittoria da 7 miliardi di dollari”: è stato il commento di Donald Trump. “L’Italia difenderà i suoi interessi nazionali su ogni campo, specie quello economico e commerciale”, la replica invece, di Luigi Di Maio ministro degli Esteri italiano. “L’Italia si rende perfettamente conto che c’è una tensione commerciale a livello globale e, sicuramente, la prospettiva di questo confronto sui dazi tra Stati Uniti e Ue non può non considerare che siamo coinvolti come Unione Europea- ha detto il premier, Giuseppe Conte – tuttavia confidiamo di poter ricevere attenzione dal nostro tradizionale alleato su quelle che sono alcune nostre produzioni strategiche”.

 

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